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È da molto tempo che penso ai paesi scandinavi come una destinazione per le mie vacanze, la Finlandia, in particolare, mi ha sempre attirato fin da quando leggevo gli articoli sui primi Oasis del bravo Hannu Hautula.
La svolta decisiva me la da Airone con uno degli ultimi numeri ancora “naturalistici-fotografici” prima dell’attuale veste. Nel numero di febbraio 2007, un articolo a firma di Stefano Unterthiner e Cesare Della Pietà, parlava degli orsi della Carelia finlandese. Una volta letto l’articolo è stato facile convincere il resto della famiglia ad organizzare le vacanze estive proprio in Scandinavia. La partenza è stata fissata per il 1° luglio da Milano, il ritorno per il 12 luglio. Due giorni dagli orsi della Carelia e poi in viaggio verso Capo Nord in Norvegia.
Il viaggio non comincia bene, un forte temporale a Milano ci fa ritardare la partenza di qualche ora ma alla fine, alle tre di notte siamo in albergo per riposare qualche ora prima di ripartire per Joannsù dove ritireremo una macchina a noleggio. Da Joannsù ci aspettano altri 250 Km di strada prima di arrivare a Lentiira, il paesino dove si trova il Wild Brown Bear gestito da Ari Saaski (http://www.wildbrownbear.fi).
Il posto si trova ad un Km dal confine con la Russia, in pratica su una fascia di bosco intatto lunga tutto il confine russo e larga 40 Km dove restrizioni militari hanno di fatto formato un parco naturale enorme ed intatto.
Arrivati sul posto prendiamo contatto con quella che sarà la nostra guida per la prima notte con gli orsi. Prima di partire ceniamo nel ristorantino dell’albergo dove incontriamo alcuni italiani anche loro lì per fotografare gli orsi. Sono niente meno che gli autori dell’articolo di Airone che ci ha portato fin quassù! Saluto Stefano, già conosciuto in precedenza e faccio conoscenza con Cesare. Sono molto contenti che il loro servizio abbia dato dei frutti portando altri quassù. La loro esperienza in questo luogo mi sarà poi utile per le foto da fare agli orsi nelle notti a venire. Subito dopo cena ci prepariamo a partire per i capanni di osservazione. Questi si trovano immersi nella taiga in una radura ai margini di un laghetto. Si tratta di un capanno grande da 8 posti e 7 capanni piccoli da 2 posti. La prima notte la trascorreremo in quello grande in compagnia della nostra guida e di altri 2 fotografi tedeschi. Entriamo nel capanno verso le 6 di sera in una sera dove non verrà mai buio.
Dopo una mezz’ora circa arriva il primo orso a far visita alle mangiatoie approntate per attirarli.

All’esterno del capanno è sistemato un microfono che ci permette di sentire tutto quanto succede all’esterno. Sentiamo i respiri dell’orso che ormai è arrivato ad una decina di metri da noi. L’emozione è forte. Dobbiamo rimanere in silenzio altrimenti ci sente e scappa via. Da quel momento, e fino alla mezzanotte saranno molti gli orsi che visiteranno le mangiatoie, in assenza di orsi osserviamo diversi uccelli: picchi, corvi, gabbiani, ballerine, gazze.
Ormai è da due giorni che non dormiamo e quindi decidiamo di andare a riposare non prima però di aver concordato con la guida di essere svegliati in caso di arrivo di animali. Dopo nemmeno mezzora la sveglia. Un Ghiottone si è avvicinato alle mangiatoie.

Purtroppo il tempo è brutto e c’è poca luce, scatto qualche foto a 1000 asa al più grande dei mustelidi europei ormai molto raro in tutta la Finlandia. E' un emozione forte, tale da non farmi più tornare a letto. La notte trascorre veloce con altri orsi che si avvicinano a noi. Alle sei ci si appresta a rientrare in albergo. Ad attenderci una ricca colazione, con noi il ricordo di una notte straordinaria. Durante il giorno visitiamo i dintorni, laghi, taiga, taiga e laghi.
Alla sera siamo di nuovo pronti per la nuova avventura nei capanni. Questa volta si cambia. Sonia e Claudia di nuovo nel capanno grande, io e Stefano in uno piccolo, il n. 1 che ha, solo lui, finestre e feritoie sui 4 lati e si trova a 2 metri dal laghetto. Il capanno è piccolo, non si sta in piedi ed è costruito con tavole di legno di un paio di cm. e del materiale isolante. Fa un po’ impressione restare da soli separati dagli orsi da soli 2 cm di legno. Speriamo bene! Ci chiudiamo dentro, la sera è splendida e la luce ottima. Dopo un po’ il primo orso.

È Valerin, un maschio che frequenta la zona da diversi anni. In tutto sono 57 gli orsi censiti in questo luogo. Tutti hanno un nome, Valerin è facile da riconoscere perché ha il pelo molto chiaro. Qualcuno è munito di radiocollare altri di marche colorate agli orecchi. La sera prima, la nostra guida ci aveva fatto conoscere uno ad uno gli orsi che erano arrivati. Durante la notte le visite si susseguono, dei beccaccini pascolano a tre metri dal capanno, qualche orso si avventura tra i capanni tra gli scatti dei fotografi.

All’inizio siamo un po dispiaciuti della mancanza del microfono per ascoltare i rumori dell’esterno. Col passare del tempo ci accorgiamo che in questi capanni non servono visto quanto sono vicini gli animali.

Sentiamo il respiro dell’orso, sentiamo il rumore dei rametti rotti sotto i loro piedi, sentiamo il nostro cuore battere forte quando un orso si avvicina a due metri dal capanno.

Durante la notte cedo al sonno. La sveglia suona alle 4. il lago è coperto da una leggera nebbia, un orso cammina lungo la sponda mentre i picchi volano da un pino all’altro.

Le sette giungono troppo presto e con loro Ari che ci viene a prendere.
Uscendo dal capanno portiamo con noi non solo le foto scattate ma anche i ricordi di un esperienza davvero intensa ed emozionante.

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Stefano fa capolino attraverso quello che è stato il distacco tra noi e gli orsi durante la notte. un semplice panno verde...